Una risorsa interna può fare di più: il caso di un’azienda del Cilento

Una risorsa interna può fare di più: il caso di un’azienda del Cilento

PUBBLICATO IL 3 Novembre 2026 • DI Alessandro Nicoli

Un’azienda del Cilento non era contenta dell’agenzia di comunicazione che la seguiva. Non mi ha chiesto una campagna nuova. Mi ha chiesto di capire se quel rapporto avesse ancora senso. La risposta, dopo aver guardato il lavoro e non le slide, è stata semplice: una persona interna, formata sul serio, poteva fare molto di più.

Non scrivo il nome dell’azienda. Non serve al ragionamento, e un caso di formazione in azienda vale per il metodo, non per la targa. Vale se anche tu paghi una presenza digitale che non muove il sito, i contatti e le persone che restano in organico.

Questo è un solo caso. Il modo in cui abbiamo rifatto un sito formando il web designer già in forza in un’azienda dell’energia è un altro lavoro, e lo racconto a parte. Qui resta il Cilento: agenzia, risorsa nuova, sito da rimettere in piedi.

Ho proposto una sessione di formazione, non un corso staccato dal sito. In aula, per quella parte, c’era anche Nancy Lembo, con cui lavoro sulla parte di marketing digitale e formazione. Il patto con l’azienda era questo: rifacciamo il sito e, nello stesso tempo, formiamo una dipendente appena inserita.

Cosa c’era, e cosa non c’era

L’agenzia produceva qualche post a settimana. Il sito c’era. La sensazione dell’azienda era di pagare una presenza, non una capacità. Quando ho analizzato la situazione non ho contato i like. Ho chiesto chi sapeva pubblicare una pagina, chi leggeva una richiesta arrivata dal sito, chi poteva cambiare un testo senza aprire un ticket.

La risposta utile non era «cambiamo agenzia». Era: una risorsa interna può coprire molto di più di un ciclo di post, se la si forma mentre si fa il lavoro vero. Il costo di quei post, in ordine di grandezza, stava vicino allo stipendio della persona che avremmo formato. Non è un listino e non è una fattura che riporto qui. È il confronto che ho messo sul tavolo: stesso ordine di spesa, esito diverso. Da una parte un flusso che si spegne se smetti di pagarlo. Dall’altra una persona che resta.

Come si forma una risorsa mentre si rifà il sito?

Ho proposto una sessione di formazione, non un corso staccato dal sito. In aula, per quella parte, c’era anche Nancy Lembo, con cui lavoro sulla parte di marketing digitale e formazione. Il patto con l’azienda era questo: rifacciamo il sito e, nello stesso tempo, formiamo una dipendente appena inserita. Non prima il corso e poi, forse, il sito. Il sito era il materiale del corso.

È lo stesso criterio che descrivo in formazione digitale in azienda: niente percorso senza un progetto reale dentro. Qui il progetto era il sito. La persona nuova non guardava slide su «come funziona il web». Pubblicava, correggeva, capiva cosa mancava.

Quello che non era stato configurato

Durante il lavoro è emerso un fatto scomodo: tante cose non erano mai state configurate. Non elenco un software che non ho verificato pezzo per pezzo in questa pagina. Dico le famiglie di buchi che abbiamo trovato, perché sono quelle che un’azienda deve saper riconoscere.

  • Misurazione. Tracking e analytics di base: senza, un post e una pagina sono opinioni.
  • Search Console. Il sito non era messo in condizione di essere letto come proprietà da seguire: errori, copertura, query restano ciechi.
  • SEO elementare. Titoli, descrizioni, struttura delle pagine: la base, non una consulenza da fiera.
  • Moduli o un percorso di richiesta. Form, e dove serve un percorso di prenotazione: se il visitatore non ha un gesto chiaro, il sito è una vetrina.

Nessuno di questi punti è un trofeo. Sono la soglia sotto la quale «siamo sui social» non è un sistema. L’agenzia consegnava post. Il sito, sotto, era fermo su configurazioni che nessuno aveva chiuso. La stessa lista, come criterio da tenere in azienda e non come racconto di questo cantiere, torna in cosa resta dopo la formazione.

Come abbiamo lavorato

Il ritmo non era da master. Sessioni sul lavoro aperto: una pagina, una configurazione, una decisione. La dipendente nuova faceva, noi correggevamo, lei rifaceva. Nancy portava il lato comunicazione e contenuto; io tenevo la regia del sito e di ciò che doveva restare in mano all’azienda.

Non ho un voto di fine corso da citare e non ne invento uno. Il segnale che conta, in un lavoro così, è un altro: a fine percorso la persona sa entrare nel sito, sa vedere se una misura c’è, sa pubblicare senza aspettare l’agenzia per un testo. Il sito rifatto non è un deliverable che sparisce in una cartella. È il posto in cui quella competenza si esercita il lunedì.

Perché «qualche post» non era il lavoro

Un post a settimana può essere giusto, se dietro c’è un sito che riceve, una persona che risponde, una misura che dice se quel contenuto porta qualcuno. Da solo, il post è un canone. In questo caso il canone dell’agenzia stava, come ordine di grandezza, sullo stipendio della nuova assunta. L’azienda pagava la superficie. Non pagava la capacità di far funzionare il proprio sito.

Non è una sentenza contro le agenzie. È una domanda da fare prima del rinnovo: cosa resta se il contratto si chiude venerdì? Se la risposta è «niente, neanche la Search Console», il contratto non compra competenza. Compra sostituzione.

Cosa è rimasto all’azienda?

È rimasto un sito rifatto e una persona che lo sa usare, formata mentre il lavoro si faceva. È rimasto, soprattutto, un criterio: prima si chiudono le configurazioni di base, poi si decide se serve ancora qualcuno fuori per i contenuti. Il resto della serie dice come giudicare un’agenzia di soli post e cosa deve restare dopo qualsiasi formazione, senza ripetere questa storia.

Se nella tua azienda il fornitore pubblica e nessuno dentro sa cosa c’è sotto, il passo successivo non è un altro corso generico. È un percorso su misura, disegnato sul sito e sulle persone che restano. Le date le scegli qui.

Errori che ho visto ripetere, e che qui abbiamo evitato

Il primo è formare prima e lavorare dopo. La persona segue un corso, poi trova un sito che non assomiglia alle slide. Il secondo è rifare il sito di notte e «spiegare» a fine lavori. La spiegazione non è una competenza. Il terzo è tenere l’agenzia «ancora un po’» senza dire chi, dentro, diventa il riferimento. In questo lavoro il riferimento era la dipendente nuova, e il sito si faceva con lei in sessione, non in una consegna finale.

Il quarto errore è misurare il successo con il numero di post usciti nel mese. Se la misura è il post, l’agenzia ha già vinto il contratto successivo. La misura che ho chiesto all’azienda di guardare era un’altra: la persona sa entrare, sa vedere se la base c’è, sa pubblicare. Nessun punteggio inventato. Un sì o un no, osservabile.

Se riconosci il canone dei post e il sito che nessuno tocca, non ti serve il nome di quell’azienda del Cilento. Ti serve lo stesso ordine: guardare cosa non è configurato, decidere chi impara, fare il lavoro insieme. Il confronto con lo stipendio della persona nuova resta un ordine di grandezza, non un prezzo da copiare.

Se la tua azienda ha dipendenti e vuole formare mentre lavora, guarda anche il fondo perduto per le PMI del Mezzogiorno: fino al 21 dicembre le domande sono aperte.

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Domande frequenti

Cosa c’era e cosa non c’era?

L’agenzia produceva qualche post a settimana. Il sito c’era. La sensazione dell’azienda era di pagare una presenza, non una capacità. Quando ho analizzato la situazione non ho contato i like.

Come si forma una risorsa mentre si rifà il sito?

Ho proposto una sessione di formazione, non un corso staccato dal sito. In aula, per quella parte, c’era anche Nancy Lembo, con cui lavoro sulla parte di marketing digitale e formazione.

Cosa è rimasto all’azienda?

È rimasto un sito rifatto e una persona che lo sa usare, formata mentre il lavoro si faceva. È rimasto, soprattutto, un criterio: prima si chiudono le configurazioni di base, poi si decide se serve ancora qualcuno fuori per i contenuti.

Quali errori evitare?

Il primo è formare prima e lavorare dopo. La persona segue un corso, poi trova un sito che non assomiglia alle slide. Il secondo è rifare il sito di notte e «spiegare» a fine lavori.

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